Crea sito

MA CHE COSA E' IL FISCAL COMPACT? E IL MES?

 

Quello che viene chiamato per semplificare “Fiscal Compact”, il nome è ben più lungo “ Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria”, è il risultato folle del pensiero liberista e degli interessi di banche e multinazionali, per porre la parola fine agli investimenti pubblici e al welfare state e per privatizzare tutti i beni comuni e i pochi servizi pubblici rimasti.

In parole “povere” (ahahah) impone per legge sovranazionale l’impoverimento sistematico dell’Italia produttiva e delle famiglie.

Cercando di riassumere il più possibile (ma non è mica semplice) costringe l'Italia ad impegnarsi ad avere un deficit strutturale che non deve superare lo 0,5% del PIL, a rientrare entro la soglia del 60% del PIL nel giro di 20 anni, obbligando a implementare correzioni automatiche per quando non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi di bilancio concordati.

Per l’Italia, che ha il 120% del PIL, significa il 3% l’anno ovvero il debito deve essere tagliato di circa 45 miliardi l’anno. Visto come pensano di tagliarlo (tasse inique, tagli al sociale e privatizzazioni), questo significa la recessione per un ventennio. Ma se crolla il Pil, quindi in presenza di recessione, anche il rapporto debito/pil peggiora. E siamo punto e a capo.

3% di PIL di debito in meno ogni anno poi non è realizzabile con le sole manovre di austerità, dopo un po' non si può tagliare quasi più niente. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi, oltre a garantire a Monti, la privatizzazione del privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali e a vendere il patrimonio pubblico. Con la Corte dei Conti che ha sottolineato che le dismissioni del patrimonio immobiliare non hanno mercato e nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira, un po' a caso, sotto la spinta dell’emergenza.

Ah, non bisogna dimenticare che con l'avvio delle pratiche del “semestre europeo” gli Stati si sono obbligati a discutere e a ricevere indicazioni dall'Europa a riguardo delle politiche di bilancio prima della loro discussione “nazionale”. Viene minata alla radice la stessa democrazia rappresentativa, a decidere le politiche fiscali non saranno più le rappresentanze elette, ma la tecnocrazia della BCE e dei governi riuniti nel Consiglio europeo con la collaborazione della Commissione e del Vertice Euro.

Saranno questi organismi, seguendo le procedure definite dal Patto Euro Plus (anche se vale meno) e i parametri indicati dal Six Pack (perchè riescono anche a prenderci per i fondelli...non basta un “pacco”, no, i pacchi devono essere sei), a decidere ‘la sostenibilità delle finanze pubbliche’ dei paesi membri per garantire, anno dopo anno, il consolidamento fiscale.

Oltre a questo non c'è da dimenticare il pareggio di bilancio in costituzione, il modo in cui anche i maggiori partiti politici italiani hanno deciso di abdicare il fare politica all'Europa, anche se lo stipendio 'sti farabutti se lo prenderanno comunque.

Uno Stato che dà ai propri cittadini e alle proprie aziende più denaro di quanto gliene tolga in tasse, cioè che spenda a deficit di bilancio, sarà illegale e anti costituzionale. Dovrà come minimo fare il pareggio di bilancio (cioè se ci da 100 ci deve togliere subito dopo 100), ma meglio ancora se farà il surplus di bilancio (ci darà 100 e ci toglierà 150), cioè dovrà impoverirci, matematicamente. Questa regola dovrà essere inserita nella Costituzioni degli Stati firmatari, o in leggi egualmente vincolanti.

I governi si sono in questo modo auto-conferiti il potere fiscale per imporre, per gli anni a venire, le politiche di austerità in modo da scaricare i costi della crisi economico-finanziaria sui cittadini.

L’Italia perde tutta la sua sovranità di spesa per i cittadini (che andava a favore di tutti i servizi essenziali, delle tutele sociali, di tutta la nostra economia salariale, degli sgravi ecc.) e la sua sovranità di spesa per le aziende (cha andava a favore di modernizzazione, infrastrutture, acquisti diretti, sgravi ecc.). L’obbligo di inserire in Costituzione il ‘pareggio di bilancio’, comporta quindi la cancellazione della possibilità, da parte delle istituzioni pubbliche, di intervenire nella gestione dell’economia con provvedimenti anticiclici, come nei paesi capitalistici del Secondo dopoguerra .

Con un Trattato di carattere internazionale si interviene per modificare le Costituzioni così da legittimare nella legge fondamentale, il liberismo con le sue politiche dell’offerta tese all’espansione del mercato e dell’impresa privata. La Costituzione è resa schiava delle esigenze di bilancio dettate dai mercati finanziari lasciati liberi di fare i propri interessi. Questo genere di vincoli non fa che peggiorare le cose. Nei momenti di difficoltà diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto». Nell'attuale fase dell'economia è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente perchè danneggerebbe una ripresa, quando ci sarà, già di per sé debole e porterà alla dissoluzione dello stato sociale.

Ovviamente non è finita qui, nel Fiscal Compact è prevista l’attuazione, in partnership con l’Unione Europea, di un programma che includa una serie di riforme strutturali, il programma che sta realizzando il governo Monti: prima il taglio alla previdenza con l’allungamento della stessa età pensionabile, poi le liberalizzazioni e privatizzazione dei servizi partire da quelli a rete, poi il mercato del lavoro, per facilitare ancor di più licenziamenti e flessibilità. E' inoltre previsto che la stessa programmazione della collocazione dei titoli di debito pubblico deve essere comunicata anticipatamente all’Unione Europea per coordinarla. I bilanci dei paesi membri saranno quindi in toto definiti e gestiti dai “tecnici” di Bruxelles, con l’obiettivo della stabilità finanziaria per promuovere gli scambi di mercato e gli investimenti privati a livello continentale . Ultimissima cosa... il Fiscal Compact impone il rispetto a tutti gli Stati firmatari dell'Europact, che stabilisce che la competitività sia giudicata solo in rapporto al contenimento degli stipendi e all’aumento della produttività; che gli stipendi pubblici debbano essere tenuti sotto controllo per non danneggiare la competitività; che la sostenibilità del debito nazionale sia giudicata a seconda della presunta generosità di spesa nella Sanità, Stato Sociale, e ammortizzatori sociali; che le pensioni e gli esborsi sociali devono essere riformati allineando il sistema pensionistico alla situazione demografica nazionale, per esempio allineando l’età pensionistica con l’aspettativa di vita.

All’unico organo europeo legittimamente eletto dai cittadini, cioè il Parlamento Europeo...meglio essere chiari... solo il suo presidente...potrebbe essere invitato ad ascoltare le decisioni dei tecnocrati della Commissione e del Consiglio, ai parlamenti nazionali e al Parlamento Europeo è concesso di formare una conferenza di rappresentanti che potranno “discutere” le decisioni prese dai tecnocrati.

Come dice bene Paolo Ferrero, “il patto renderà matematicamente impossibile la crescita... e l’adesione a questa porcheria ideologica rappresenta un irreversibile e completo esproprio della sovranità italiana”.

E uno si chiede, vabbè ma come è possibile che i nostri cari parlamentari hanno accettato tutto questo e nessuno punta i piedi? Per spingere gli Stati a ratificare, si afferma nel trattato che il sostegno finanziario previsto dal Meccanismo europeo di Stabilità scatterà solo se il Fiscal Compact sarà approvato dai rispettivi Parlamenti.

E cos'è questo MES (ovvero EMS)? Ma è il Meccanismo Europeo di Stabilità...il fondo di salvataggio europeo. A fine giugno gli hanno aumentato i poteri attribuendogli la funzione di copertura dei rischi di rifinanziamento degli Stati; ma non è solo questo, al MES è attribuita anche la facoltà di intervenire a copertura del rifinanzimento degli stati e può controllare l’aumento dei rendimenti dei titoli di stati in difficoltà attraverso l’acquisto dei titoli stessi a patto che la nazione in difficoltà sottoscriva un documento chiamato d’intesa. L’azione del MES sarà quella di concedere prestiti a tassi fissi o variabili ma a condizioni molto severe, infatti saranno previsti interventi sanzionatori per gli Stati che non rispetteranno le scadenze di restituzione. Inoltre, le banche della nazione oggetto degli aiuti avranno l’obbligo di fornire garanzie a copertura del proprio debito nazionale; così in caso di insolvenza anche i creditori privati potranno essere chiamati a rispondere del debito contratto dal proprio stato. L’operazione di adesione al MES tra l’altro non è esattamente priva di costi. Il fondo prevede come capitale iniziale l’accantonamento di 700 miliardi di euro e l’impegno italiano consiste nel versamento iniziale di 125 miliardi di cui 15 subito e 6 entro la fine del 2012. Come ben sappiamo l’Italia non è in condizione di sopportare questo ulteriore aggravio, e nei piani del governo dunque recuperare questo denaro attraverso l’emissione di nuovi titoli di debito e pertanto attraverso l’ulteriore indebitamento.

Cosa significa per l’Italia assume un simile onere? Significa sottostare a un organismo intergovernativo capace di chiedere garanzie reali sui beni del paese e pretendere che le banche garantiscano per lo Stato nazionale di riferimento anche per mezzo dei risparmi depositati cittadini.

Quello che emerge con chiarezza è che i paesi costretti a richiedere l’intervento del MES, rischiano innanzitutto di essere coinvolti in una spirale speculativa senza precedenti. Ma la cosa più grave è che le nazioni perderanno la loro reale sovranità del momento in cui saranno sottoposte alle garanzie richieste della nuova dittatura finanziaria.

Qual'è la conclusione? E' semplice...piuttosto che ammettere di aver sbagliato con la sponsorizzazione delle politiche neoliberiste, i PRO.PO.LI (Progressisti, Popolari e Liberali europei) sembrano determinati a portare le loro economie sull’orlo del baratro, abbattere la rappresentanza politica e distruggere i diritti sociali.

Share/Save